Il (terzo) Freelancecamp non si scorda mai

Lo scorso week end mi sono armata di infradito e costume gonna e canottiera e sono andata in Romagna per il Freelancecamp. È stata la mia terza edizione ma l’emozione era come la prima volta e la felicità come davanti a un paio di Valentino.

Il primo Freelancecamp

La mia prima edizione dell’anno scorso a Marina Romea mi ha reso così entusiasta che non ho fatto altro che parlarne con tutte le persone che ho incontrato per i successivi mesi. È stato forse il primo evento di networking al quale sono andata sola, non conoscevo nessuno di persona e non avevo appoggi: con nonchalance (e la mia canottiera con scritto ANSIA a caratteri cubitali, per mettere subito in chiaro le cose) mi sono presentata al Boca Barranca, ho stretto mani, elargito sorrisi e bevuto mojito. Ero emozionata perché avrei incontrato persone che seguivo sui social da tempo e che stimavo particolarmente (Annamaria, Roberta, Daniela, solo per citarne alcune) e perché la domenica mattina avrei inaugurato la giornata di interventi con il mio “L’inglese del freelance“. Mi sono portata a casa una valanga di nuove idee e di conoscenze e devo dire che è soprattutto grazie al Freelancecamp se ho fatto un po’ di strada quest’anno.

Ti consiglio di vedere assolutamente:

Il secondo Freelancecamp

A marzo sono uscite le call for speakers delle due edizioni del Freelancecamp del 2017, quella nuova di Roma e la classica di Marina Romea. Avevo un paio di proposte di intervento da fare e le ho inviate entrambe tenendo le dita incrociate. A Roma in realtà non contavo di andarci, pensavo di non riuscire a incastrare il lavoro e gli altri impegni con questa trasferta. Invece il mio speech “Vademecum per aspiranti freelance“, ispirato all’esperienza del Freelance Lab, è stato scelto e non potevo certo rinunciare ad andare. All’edizione romana hanno partecipato moltissime colleghe che non avevo mai conosciuto di persona ma con le quali mi sono sempre e solo sentita online: dare un volto umano, un corpo, una voce agli avatar di Facebook & co. è sempre una bella cosa.

Se non c’eri, non puoi assolutamente perderti:

Run like a freelance di Donata Columbro

Dare un prezzo al proprio valore di Cristiano Nordio e Gianluca Fiscato

Come sopravvivere ai mali del freelance di Simona Sciancalepore

Il terzo Freelancecamp

7 giugno, mentre preparavo le valigie per Torino, mi squilla il telefono e ricevo questa email:

[Gridolini e saltellini in sottofondo]
Che dire, tre edizioni su tre come speaker sono state una bella scarica di autostima (o per dirla alla Marchetto, di EGO). Che sarei andata all’edizione in Romagna non c’era dubbio, se non altro per respirare il profumo di mare prima dell’arrivo dell’inverno. Ma anche per tornare là dove tutto era iniziato, un anno prima, e rivedere quelle facce amiche che mi avevano fatto sentire a casa. Quest’anno a Marina Romea ho portato l’intervento “Dr. Jekyll e Mr. Hyde: il freelance che vuole fare il dipendente“, basato su una storia vera – cioè la mia come dipendente della scuola pubblica.

Cosa guardare per metterti in pari? Tutto! Ma se proprio devo fare una selezione, questi sono i miei tre preferiti:

Mi vendo… di Roberta Zantedeschi

5 cose che farei su Facebook, se fossi un freelance di Enrico Marchetto

Delegare bene per lavorare meglio di Nicole Zavagnin

Perché il Freelancecamp

Di tanti eventi di networking possibili tra i quali scegliere, ci sono almeno 200 motivi per andare al Freelancecamp, per prendere ispirazione da Mariachiara. Perché è un evento al di fuori del mio settore. Questo aspetto è stato determinante nel farmi scegliere di partecipare l’anno scorso ed è quello che mi ha portato più vantaggi. Conoscere persone che non parlano e non lavorano con la traduzione e il mondo delle lingue in generale mi ha permesso di far conoscere il mio lavoro e trovare potenziali clienti. In più sono riuscita a vedere con più distacco il mio approccio al lavoro, il modo di propormi, il mio stare sui social e ho potuto prendere ispirazione da quello che facevano le persone che si occupavano di scrittura, marketing, web e graphic design.

  • Perché è al mare – e io amo il mare! Può sembrare una motivazione banale, ma la location fa tanto sulla riuscita dell’evento: la vista della spiaggia è sicuramente più suggestiva di una qualsiasi sala riunioni! Il mood è molto tranquillo da infradito-costume-pareo e con un drink in mano si riesce a socializzare decisamente meglio!
  • Per gli interventi. Ho imparato tantissime cose da ogni edizione: ciascun contributo è stato diverso dagli altri, mirato ma al tempo stesso semplice e facile da capire anche per i non addetti ai lavori . In più l’evento si può seguire in diretta streaming oppure si possono ripescare tutti gli speech delle edizioni passate su YouTube. Se ti perso qualche intervento per strada, non hai più nessuna scusa per non recuperare.
  • Per staccare la spina. I freelance difficilmente riescono a staccare del tutto con il lavoro di sera o in vacanza e questo a lungo andare porta a un senso di estremo sfinimento. Staccare la spina ogni tanto, prendersi un piccolo break che può comunque essere categorizzato sotto l’etichetta #èperlavoro, ma che al tempo stesso è utile e divertente, è davvero un tocca sana.
  • Per le persone. Oh, io odio abbastanza le persone, ma di quelle che ho conosciuto al Freelancecamp non ne butterei via nessuna! Mi hanno spiazzato con la gentilezza, la cortesia, le chiacchiere, la condivisione, gli abbracci e i sorrisi, anche nei confronti di una come me che apparentemente non c’azzeccava nulla e rispetto a molti dei presenti era – ed è – una novellina. Con diverse persone mi sono perfino sentita e incontrata spesso al di fuori dell’evento e dai contesti lavorativi. E credo che questo più di tutto sia l’aspetto più bello e impagabile per un “semplice” evento di networking.

Credits: La bellissima foto di copertina è di Damiano Tescaro, le altre foto scrause sone mie!

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