Le vie della traduzione: intervista a MariaPia Montoro

Non è detto che chi studia traduzione all’università debba fare il traduttore di professione e Maria Pia Montoro ne è un esempio lampante.  Dopo una laurea in Lingue e Letterature straniere e master in traduzione e interpretariato con specializzazione in traduzione giornalistica, 11 esperienze di lavoro che oscillano tra la comunicazione istituzionale e la traduzione, Maria Pia è approdata in Lussemburgo dove oggi lavora come Terminologist e Web Content Manager presso le isitutioni europee e scrive sul suo blog, Recremisi.

Chiarirsi le idee su quello che vogliamo fare di lavoro non sempre è facile, anzi, spesso rappresenta il primo grande scoglio nella vita lavorativa. Tra qualche giorno sarà online il Freelance Lab IN VIDEO, una serie di registrazioni organizzate per argomento che ti aiuteranno a trovare la tua strada. Nel frattempo però puoi leggere l’intervista che ho fatto alla mia amica e collega Maria Pia che ti dà qualche spunto per pensare fuori dagli schemi.

F: Quali potrebbero essere secondo te le professioni legate alla traduzione, e per quali è necessaria una formazione in questo settore, che un’aspirante libera professionista può intraprendere, oltre alla mera traduzione?

MP: Nel web. Tutto quello che facciamo e che pensiamo (Facebook stesso ci chiede: a cosa stai pensando?) passa attraverso un monitor, che sia del nostro computer o del nostro smartphone poco importa, si tratta di contenuti e informazioni che qualcuno deve creare, pubblicare, aggiornare, tradurre.

F: Quali corsi di formazione bisogna frequentare e quali libri bisogna leggere per specializzarsi nelle professioni del futuro? Quali risorse consiglieresti?

A scuola si studia per professioni che non esisteranno.

All’università si studia per qualcosa che abbiamo vagamente in testa ma che non è detto che esisterà al termine dei nostro percorso di studi. Sta a noi reinventarci e adattarci alle possibilità del momento in cui ci affacceremo al mondo del lavoro.

Quello che si impara oggi sarà obsoleto fra una decina d’anni. In effetti, i primi 10 posti di lavoro più richiesti oggi non esistevano 10 anni fa. Quando diciamo che viviamo in un mondo che cambia, sottovalutiamo quanto veloce sia il ritmo e quanto vasto sia il cambiamento.

Non importa dove e quali risorse, ci sono buone informazioni ovunque. Piuttosto sta a noi e nella nostra capacità critica cercare buone informazioni. I corsi universitari nel nostro settore sono generalmente troppo vecchi e non rispecchiano le esigenze del mercato. Tuttavia, ci sono eccellenti colleghi che insegnano e che sono aggiornatissimi. In ogni caso nulla è mai sprecato, l’importante è saper sfruttare ciò che si è appreso e adattarlo alle esigenze future, completandoli con nuove competenze. Io sono molto a favore dei webinar e dei corsi online. Li trovo molto validi perché nascono per colmare esigenze immediate, sono veloci, non sono molto costosi e permettono di approfondire ciò che ci interessa veramente. Le conferenze, sono sempre un investimento. Social media, molto spesso i colleghi postano informazioni molto utili.

Il bello dei nostri tempi è che tutti possiamo acquisire grandi quantità di informazioni semplicemente stando seduti al computer. Il nostro smartphone da solo ci consente di accedere a una tale quantità di informazioni. Per avere successo oggi è necessario essere in un costante processo di adattamento: disimparare vecchie regole e reimpararne di nuove. Ciò richiede continuamente la messa in discussione di nostre teorie, sfidando vecchi paradigmi e “reimparando” quello che ora è rilevante nel nostro lavoro, il nostro settore, la nostra carriera e la nostra vita.

Quando le regole cambiano velocemente, la nostra capacità di abbandonare vecchie regole e di apprenderne di nuove, è fondamentale. L’agilità di apprendimento è la chiave per migliorare le nostre competenze, riuscendo ad adattarci in un ambiente incerto, imprevedibile ed in continua evoluzione, personalmente e professionalmente.

F: Anche se non sei una libera professionista, qual è l’errore più grande che hai commesso nel tuo lavoro? E come hai affrontato questa difficoltà?

MP: Non impegnarmi nelle attività che non mi piacevano. Mi rifiutavo di applicarmi nelle mansioni che non mi entusiasmavano. È normale, lo so, ma bisogna imparare a fare tutto e uscire fuori dalla comfort zone. Mi è capitato di occuparmi di attività che odiavo, avrei invece dovuto rilassarmi, mettere le cuffiette, ascoltare della musica e lavorare con calma. Alla fine ci serve tutto! Alcuni problemi che ho avuto successivamente, li avrei risolti se avessi imparato a fare proprio quelle cose che odiavo. Tutto ci ritorna utile, anche se non c’entra nulla con la nostra attività principale.

F: Qual è l’errore più comune che vedi commettere da chi si affaccia al mondo del lavoro?

MP: Non avere idee. Non avere interessi. Fare qualunque cosa pur di guadagnare qualcosa. Inviare lo stesso CV a tutti. Smettere di aggiornarsi: siamo tutti nati con un intenso desiderio di imparare, ma qualunque sia la ragione, una volta che le basi sono coperte, molte persone tendono a basarsi su ciò che sanno per evitare situazioni o sfide dove possono essere costretti a imparare qualcosa di nuovo. Ci si crea un mondo sicuro, sicuro e comodo per se stessi. Diciamo di essere aperti al cambiamento, ma facciamo del nostro meglio per evitarlo, questo ritardo poi lo paghiamo caro.

Non essere sui social. Se sei bravo ma non lo dici a nessuno, lo sanno solo i tuoi familiari e i tuoi colleghi. Se sei bravo e lo dici (e soprattutto lo dimostri) a tutti, lo sa tutto il mondo. Questo vale soprattutto per i liberi professionisti. Se consideriamo che chiunque può lavorare da qualsiasi luogo, le prospettive cambiano completamente. I confini tradizionali scompaiono e i talenti più qualificati provenienti da ogni parte del mondo possono accedere alla nostra posizione lavorativa a costi più competitivi. La nostra capacità di adattamento ai cambiamenti e il modo proattivo di modificare la nostra carriera faranno la differenza cruciale nel nostro futuro.

Proclamare con entusiasmo ai 4 venti un’idea che ci è appena venuta per poi spegnerci dopo tre giorni perché non sappiamo più cosa fare. L’idea ti viene quando le pare, non ci puoi fare niente. Quando arriva, la devi amare e allevare e lasciare che cresca, rispettando i suoi tempi. Essere tanto paziente, non aspettare subito i risultati ma prevedere almeno un anno. Fare un progetto a lungo termine considerando eventuali successi e fallimenti. Avere un piano B. Avere un piano C. Essere pronti a eventualità assolutamente imprevedibili.

F: Quale consiglio spassionato daresti a tua sorella o alla tua migliore amica che puoi dare anche alle caviette del Freelance Lab?

MP: Ficcate il naso ovunque, incuriositevi sempre, leggete anche cose di cui non capite niente. Sfruttate ogni momento libero per leggere qualcosa di nuovo. Non chiudetevi in casa, appena vi liberate andate a eventi, di qualunque tipo, anzi, più sono diversi dalla vostra attività e meglio è. Andate ad eventi legati alla traduzione per approfondire le vostre competenze ma andate a eventi non collegati alla vostra attività perché vi potrebbero sempre dire “ah, ma tu sei un traduttore? Lo sai che mi servirebbe una traduzione per il mio nuovo manuale di agricoltura biodinamica?”  Chi non è del nostro settore, non ha assolutamente idea di dove cercare un traduttore. Abbiate sempre un’idea pronta in testa, appena iniziate a parlare con qualcuno, dopo esservi presentate, trovate il modo di dire che state lavorando a un progetto tutto vostro. Avete pochi secondi per far una buona impressione. Se poi indossate anche la maglietta e i gioielli giusti, sapranno da subito di cosa vi occupate (sorriso di Joker).

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