Perché le vacanze di un professionista fanno bene anche ai suoi clienti

Se ti è capitato di avere bisogno dell’aiuto di un libero professionista e di non averlo trovato perché in vacanza, ti spiego perché quella pausa ha fatto bene anche a te cliente.

Quest’anno – e intendo proprio dall’ottobre 2018 – è stato intenso e dai ritmi forsennati: ho lavorato fino a 14 ore al giorno e perfino durante le feste – a Ferragosto, mentre molti erano al mare, ero incollata allo schermo del computer a tradurre e ho continuato i corsi di lingue per tutta estate –, i week end di lavoro molti più di quelli di riposo. Mi sono ritagliata un paio di pause che però non hanno colmato l’enorme dispendio di energie che il lavoro mi ha richiesto, e mi sono trovata nell’ultimo mese ad essere esaurita, nel vero senso della parola: avevo esaurito ogni risorsa possibile per poter lavorare e, soprattutto, farlo bene.

Quando è stanco il freelance non lavora bene

Partiamo proprio dalle basi: una persona stanca, nel fisico e nella mente non lavora bene. Certo, siamo adulti e professionali e stringiamo i denti se ci capita di dormire male o non riposarci abbastanza, ma a lungo andare questa situazione va a minare la nostra lucidità. Personalmente so che in determinati periodi dell’anno ho dei cali di energia dovuti al sovraccarico di lavoro intenso, impegni, scadenze e me ne accorgo perché, oltre a sentirmi sfinita, inizio a perdere la concentrazione, ad essere più lenta nello svolgere compiti comuni, a commettere errori banali, ma fastidiosi – come sbagliare giorno o orario degli appuntamenti o dimenticare di rispondere a un’email. Come in quest’ultimo periodo.

Quando è stanco, il freelance non è creativo

Dopo giorni, settimane, mesi a lavorare a ritmi serrati, si esauriscono le ispirazioni creative e la mente si appiattisce: quando si ha la mente fresca le idee vengono quasi da sole, una mente stanca invece fatica così tanto a concentrarsi sulle piccole cose che non rimane molto spazio ed energia alla creatività. Infatti ora che ho le meningi atrofizzate, per scrivere questo post ci ho messo il triplo del normale e le parole che normalmente mi escono naturali e abbastanza velocemente, ho dovuto cercarle a fondo, rileggerle, cambiarle, riscriverle almeno cento volte. 

Un cambio di prospettiva

Andare in vacanza, che sia vicino casa o dall’altra parte del mondo permette al professionista di riposarsi sì, ma anche di cambiare prospettiva e punto di vista: lontano dallo stress del lavoro, ripensare a certe problematiche a mente fresca e rilassata può aiutare a trovare una soluzione più facilmente. 

Tra l’altro per i linguisti è fondamentale viaggiare e immergersi in lingue e culture diverse dalle proprie e da quelle di lavoro. Il confronto aiuta a mantenere la mente aperta, a trovare nuovi spunti da applicare al proprio lavoro e alla propria vita di tutti i giorni: quando sono stata in Giappone qualche anno fa ho notato che nelle stazioni, per terra, c’era disegnata una fila che chi voleva salire sul treno doveva rispettare, lasciando la precedenza a chi da quel treno doveva scendere. Ecco, lì ho pensato “ma è così semplice, perché non lo facciamo anche noi in Italia?” 

Siamo umani

Last but not least, anzi, forse la motivazione più importante di tutte, che è anche la prima che ci dimentichiamo: siamo umani e il riposo ci serve per rigenerarci. Non siamo i pupazzetti della pubblicità della Duracell che basta cambiargli le pile e ripartono ai duemila. O forse sì, ma quelle pile per essere inesauribili hanno bisogno di pause. Che si chiamano vacanze.

Per questo mi eclisserò per le prossime tre settimane: per riposarmi, farmi venire nuove idee e tornare con una gran voglia di ricominciare da dove eravamo rimasti.

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